È atterrato oggi in una base militare in Arizona dopo 14 giorni di volo ininterrotto l’aereo unmanned ad energia solare Zephyr della britannica Qinetiq, che b
atte così qualsiasi record precedente di durata dimostrando la possibilità di utilizzare questo tipo di aeromobile per attività prolungate di ricognizione, a costi molto ridotti rispetto ai mezzi convenzionali ed ai satelliti.
L’aereo, decollato il 9 luglio dalla stessa base, è dotato di celle fotovoltaiche in silicio amorfo sottili quanto un foglio di carta, capaci di generare energia sufficiente ad alimentare i motori elettrici e contemporaneamente ricaricare le batterie al litio usate per proseguire il volo durante la notte.
Zephyr è stato progettato per operare a temperature comprese tra i +40° e i -75° centigradi e sopportare condizioni meteo estremamente variabili, comprese tempeste e venti forti. Realizzato in fibre di carbonio ultraleggere, ha un’ampiezza alare di 22,5 metri e pesa appena 50 chili.
Tra i record battuti da Zephyr, che devono ancora essere confermati ufficialmente, quello di volo unmanned più lungo (il precedente era di 30 ore e 24 minuti, stabilito nel 2001 da un global Hawk ) e quello di volo di maggior durata senza rifornimento (il precedente apparteneva al Voyager di Burt Rutan che aveva volato nel 1986 per nove giorni).
La NASA potrebbe ottenere i finanziamenti necessari ad effettuare nel 2011 un volo shuttle extra, prima di mettere in pensione il suo traghetto spaziale. Attualmente l’ultimo volo in programma è quello del febbraio 2011, al quale parteciperà anche l’astronauta italiano Roberto Vittori. Ma la commissione scienza del Senato americano, accogliendo una tendenza che si sta manifestando negli ultimi mesi, ha votato un extra budget di 1,6 miliardi di dollari per l’estensione del programma shuttle. Questo voto potrebbe rappresentare il primo passo verso l’ufficializzazione di un volo ulteriore oltre i due finali già programmati.
È stato presentato ieri, presso l’ambasciata italiana a Washignton, a una delegazione di parlamentari, membri del governo, industriali ed esponenti della Difesa Usa, il sistema di satelliti italiano Cosmo-Skymed per l’osservazione della terra, che ha trovato recentemente impiego nella rilevazione delle immagini del disastro petrolifero del Golfo del Messico.
L’incontro tra la delegazione americana e la delegazione italiana, guidata da presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Enrico Saggese e da Luigi Paquali, a.d. di Thales Alenia Space Italia, Carlo Gualdaroni, a.d. di Telespazio, e Marcello Maranesi, a.d. di e-Geos, è avvenuto alla presenza dell’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata
«L’enfasi che gli Stati Uniti pongono sull’ambiente - ha detto Saggese - collima perfettamente con le tecnologie avanzate e le applicazioni che Cosmo SkyMed offre in ambiti che vanno dall’agricoltura alla Protezione Civile. L’ASI si augura, attraverso ulteriori incontri bilaterali, di fare ulteriori passi avanti nella cooperazione a reciproco beneficio». Saggese ha inoltre anticipato lo sviluppo di una seconda generazione della Costellazione per garantire la continuità del servizio.
Cosmo-Skymed è una costellazione di quattro satelliti radar per uso "duale", di cui tre già in orbita operativa a partire dal 2007, in grado di fornire immagini ad alta risoluzione e con tempi di risposta molto rapidi di ogni punto del pianeta in qualsiasi condizione atmosferica, di giorno e di notte. Particolarmente adatto alla gestione di rischi ed emergenze ambientali, quali alluvioni, perdite di petrolio, frane, Cosmo-Skymed offre applicazioni indispensabili per la sorveglianza marittima, il monitoraggio dei ghiacci, delle foreste, la mappatura delle risorse agricole, la cartografia e altre numerose applicazioni scientifiche e per la sicurezza. Di recente ha supportato l’International Polar Year per il monitoraggio del distacco del ghiacciaio Wilkins in Antartico e del ghiacciaio Perito Moreno nella Terra del Fuoco.
È la missione a vela solare Ikaros dell’agenzia spaziale giapponese JAXA la "star" al secondo International Symposium on S
olar Sailing in corso al New York City College of Technology in Brooklyn. Dopo aver registrato per la prima volta ai primi di luglio la spinta generata dalla vela solare, Ikaros è ora il primo veicolo spaziale della storia a muoversi con velocità crescente propulso dal solo vento solare.
In realtà Ikaros è un doppio dimostratore: non solo infatti usa la sua vela per farsi spingere dall’energia prodotta dall’impatto dei fotoni (pressione solare o pressione di radiazione), ma ha anche dimostrato la capacità di generare con la vela energia elettrica, grazie a un film sottilissimo di celle fotovoltaiche annegato nella membrana.
La missione di Ikaros (Interplanetary Kite-craft Accelerated by Radiation Of the Sun) è cominciata a maggio, quando fu lanciata assieme all’orbiter Akatsuki diretto a Venere (dove giungerà a dicembre). La vela di Ikaros, che ha una diagonale di 20 metri, è stata dispiegata a giugno.
La NASA potrebbe avviare una serie di lanci per la verifica di tecnologie innovative a partire dal 2014, grazie ai cinque miliardi in cinque anni che il presidente Obama ha proposto di stanziare per ridare vigore alla ricerca in ambito spaziale. Ciascuna missione dovrebbe costare tra i 400 milioni e il miliardo di dollari, con attività focalizzate sul recupero durante il rientro atmosferico (aerocapture), stoccaggio dei propellenti nello spazio, propulsione a ioni avanzata, moduli gonfiabili sistemi di supporto vitale a ciclo chiuso e sistemi automatici di avvicinamento e docking. Le missioni dovrebbero succedersi al ritmo di una ogni 12-18 mesi.
Ad aprire la serie sarà probabilmente un innovativo propulsore a ioni che sarà installato sulla stazione spaziale internazionale (ISS) per essere utilizzato nelle manovre di reboost (ripristino dell’orbita) del complesso spaziale, oggi effettuate periodicamente dagli shuttle e in futuro dagli ATV europei.
Sono stati recuperati tutti i dati di volo della capsula SHARK, l’esperimento del CIRA commissionato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) lanciato il 26 marzo scorso dalla base svedese di Kiruna, che si conclude così con un completo successo. La capsula, della quale si erano perse le tracce per il mancato funzionamento del segnalatore di bordo, era stata ritrovata ai primi di luglio e, dopo una prima ispezione presso i centri ESRANGE e SSC (Stoccolma), la capsula è arrivata al CIRA venerdì scorso 16 luglio.
I dati recuperati riguardano:
* 16 misure di temperatura
* 10 misure di pressione
* 3 misure di accelerazione monoassiale
* 2 misure di velocità angolare (la terza manca per un difetto del
componente installato)
SHARK (Sounding Hyprsonic Atmosferic Reentring ‘Kapsule’) era stata realizzata in appena tre mesi dal CIRA, su richiesta dell’
Agenzia spaziale europea, per sperimentare innovativi sistemi di protezione termica in materiali ceramici resistenti ad altissime temperature (UHTC) per velivoli spaziali.
Essendo la prima capsula completamente autonoma rilasciata da un sistema spaziale, SHARK apre un nuovo capitolo di possibili esperimenti che possono essere condotti con tali veicoli, offrendo all’ESA la possibilità di testare nuovi sistemi di rientro per esperimenti condotti sulla stazione spaziale internazionale (i cosiddetti "Black Box"), dai costi decisamente contenuti.
Già alcuni anni fa il CIRA aveva proposto un concetto del genere sotto il titolo di "Space Mail", ipotizzando di dotare per esempio la stazione orbitale di sistemi "black box" come SHARK per il rientro a terra di esperimenti scientifici che al momento possono essere riportati a terra solo con gli shuttle o, del tutto teoricamente visto il piccolissimo payload concesso al rientro, con le russe Soyuz. SHARK era stata sganciata alla quota di 160km per poi proseguire in volo balistico fino alla quota di 720km e rientrare nell’atmosfera prima di toccare terra in territorio svedese. Scopo primario della capsula, equipaggiata con 15 termocoppie, 10 trasduttori di pressione, 3 giroscopi ed un accelerometro triassiale, è stato quello di testare in condizioni di rientro suborbitale il componente termostrutturale in UHTC, già provato tre volte nella galleria al plasma (PWT) del CIRA nell’ambito del programma PRORA-USV/SHS.
Foto: Shark (in rosso in basso) preparata per il lancio
"Nei prossimi mesi si succederanno alcuni degli eventi più importanti della storia dell’Agenzia Spaziale Italiana: è arrivato il momento per dotarsi di questo nuovo strumento di comunicazione". Così il presidente dell’ASI Enrico Saggese, nel suo editoriale di apertura, saluta lo ‘start up’ della WebTV dell’Agenzia, on line sul sito www.asitv.it da lunedì 19 luglio.
Varie le tematiche: «Zero Gravity - spiega un comunicato - racconta dettagli e curiosità sulla vita degli astronauti. Pulsar è un magazine di informazione che getta ogni volta uno sguardo generale su "cosa sta succedendo". Le parole dell’Universo, condotto da uno scienziato, spiega ad ogni puntata un aspetto dello spazio. Satellite con vista permette di viaggiare sulla Terra tramite le "foto" di COSMO-SkyMed. Space Reloaded aggancia lo Spazio alla nostra vita di tutti i giorni, raccontando ogni volta casi emblematici di tecnologie spaziali ‘trasferite’ in applicazioni pratiche sulla Terra».
La WebTV dell’ASI è solo l’ultima arrivata, tra le nuove iniziative di comunicazione dell’ASI nate tra la scorsa primavera e l’inizio di questa estate. Dal 15 aprile, per fare un esempio, sul Televideo RAI si trovano, alla pagina 413, sei pagine aggiornate dedicate alle attività dell’Agenzia Spaziale Italiana. Mentre il 7 luglio, è stato diffuso il primo numero della Newsletter dell’ASI, realizzata in collaborazione con "Il Sole 24Ore".
Eutelsat Communications (Euronext Paris: ETL) ha annunciato di avere scelto Thales Alenia Space per la realizzazione di un satellite con 42-transponditori in banda Ku, destinato ad aumentare in modo sensibile il potenziale nella sua collocazione in orbita geostazionaria a 21.5° Est. Programmato per essere lanciato nel terzo trimestre del 2012, il satellite W6A andrà a sostituire l’attuale satellite Eutelsat W6 in un punto vicino, predisposto per la trasmissione professionale di dati e video e per servizi governativi in tutta Europa, Africa del Nord, Medio Oriente e Asia centrale.
Il nuovo satellite sarà posizionato sulla piattaforma Spacebus C3 di Thales Alenia Space, con una massa totale al lancio di 5 tonnellate e una potenza elettrica di 12kW; la sua aspettativa di vita in orbita è programmata per oltre 15 anni. Una vasta copertura, passando attraverso l’Europa, il Nord Africa e l’Asia Centrale, assicurerà la continuità del servizio con il W6, mentre due segnali dedicati ad alta energia apporteranno maggiore flessibilità, a vantaggio del Nord Africa e Medio Oriente.
Il sistema di navigazione satellitare europeo Galileo rischia di rimanere a metà della realizzazione, perché ci sono finanziamenti per soli 18 dei 30 satelliti previsti (27 più tre di riserva). La situazione è così grave che la Commissione industria del Parlamento europeo ha organizzato il 1° giugno una sessione di domande e risposte sull’argomento, secondo quanto reso noto nei giorni scorsi dal sito del Parlamento stesso.
I 18 satelliti "garantiti" dai finanziamenti dovrebbero essere messi tutti in orbita tra il 2011 ed il 2014. Il sistema Galileo è stato sviluppato per dare all’Europa un’indipendenza dal GPS statunitense, che essendo sotto il controllo dei militari, può essere oscurato in qualsiasi momento. Galileo sarà invece sotto controllo civile, anche se il suo segnale, in modalità protetta da tentativi di interferenza, potrà essere usato dai militari. Garantirà, se completato, un’accuratezza superiore a quella del GPS, con una precisione di posizionamento intorno al metro.
Italia e Australia potranno avviare concrete collaborazioni nel settore aerospaziale: lo ha detto il ministro per l’Innovazione, Industria e Ricerca del governo australiano, Kim Carr, nel corso della sua visita all’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Accompagnato dal vicepresidente dell’ASI e consigliere del ministro della Difesa, Marco Airaghi, il ministro Carr ha anche visitato lo stabilimento di Thales Alenia Space Italia a Roma, dove gli sono state illustrate le caratteristiche e applicazioni della costellazione satellitare Cosmo SKyMed, il più avanzato sistema di osservazione della terra per usi civili e militari realizzato da Thales Alenia Space Italia per conto dell’ASI.
È stato lanciato con successo ieri notte ora italiana il primo satellite statunitense GPS di nuova generazione (GPS 2F), primo di una flotta di 12. GPS 2F-1 è partito dalla Florida a bordo di un Delta IV, con una settimana di ritardo rispetto al previsto per problemi meteo e tecnici.
I satelliti della nuova generazione GPS garantiranno precisione doppia rispetto ai predecessori, una maggior resistenza a disturbi elettronici (per il segnale dedicato ai militari) e una vita utile superiore (fino a 12 anni). Anche il segnale civile sarà più accurato a beneficio della navigazione aerea e delle operazioni "Search & Rescue".
Prima dell’estate dovrebbe uscire una "Call for ideas" europea e in parallelo lavoriamo ad un "Announcement of Opportunity" da parte dei cinque partner della stazione spaziale internazionale (ISS): lo ha detto a Dedalonews Simona Di Pippo, a capo del direttorato per i voli umani dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).
Parlando in margine al workshop sull’esplorazione spaziale organizzato dall’ESA, la Di Pippo ha sottolineato la sua convinzione della opportunità di utilizzare la stazione spaziale come «piattaforma stabile di sperimentazione delle tecnologie spaziali e di osservazione della Terra, in quanto permette di sostituire e provare nuovi strumenti senza la necessità di lanciare satelliti dedicati. Senza sostituirsi a questi ultimi, la ISS può quindi diventare un laboratorio a disposizione degli scienziati. Può inoltre costituire un valido punto di partenza per l’esplorazione interplanetaria».
L’esplorazione spaziale deve continuare con il contributo di tutti e, anzi, deve accelerare, superando il problema più grande, rappresentato dal supporto politico: è estrema in sintesi il pensiero che è emerso Continua…
Si è aperta il primo maggio e si chiuderà il 31 luglio la European Satellite Navigation Competition (ESNC), competizione organizzata annualmente dal Anwendungszentrum GmbH Oberpfaffenhofen con il supporto del Technology Transfer Programme Office (TTPO) dell’Agenzia spaziale europea (ESA). I competitori sono invitati a sottoporre le loro idee online (vedi qui) per accedere alla possibilità di vincere uno dei premi che, nell’insieme, ammonteranno quest’anno a circa un milione di euro. In particolare, il vincitore del the Galileo Master Grand Prize si aggiudicherà 20.000 euro e l’ESA premierà con un "premio speciale" da 10.000 euro la miglio idea presentata, contribuendo poi allo start up presso uno dei suoi quattro centri di incubazione.
Giunta alla settima edizione, la the European Satellite Navigation Competition punta stimolare la generazione di idee per applicazioni e servizi innovativi nel campo della navigazione satellitare. Nei sei anni precedenti sono state presentate oltre mille idee, molte delle quali si sono trasformate in business in Europa.
È partito ieri per la sua 32ma ed ultima missione lo shuttle Atlantis, con a bordo sette astronauti, un nuovo modulo russo da 200 milioni di dollari denominato MRM-1 (Mini Research Module 1) o Rassvet ("alba" in russo) e parti di ricambio (tra le quali batterie e laptop). La missione prevede tre passeggiate spaziali per installare il nuovo laboratorio.
Il modulo Rassvet sarà connesso al modulo Zarya e fungerà da modulo magazzino e porta di attracco per le capsule Soyuz e per i cargo Progress.
Questa dell’Atlantis è la 132ma missione di un traghetto spaziale americano. La prima partì nell’aprile del 1981.
La NASA ha effettuato giovedì scorso il primo test di un sistema di salvataggio per gli astronauti che dovessero trovarsi in una emergenza sulla piattaforma di lancio o nelle prime fasi del volo, accortezza drammaticamente trascurata Continua…
Thales Alenia Space Italia e Telespazio hanno annunciato oggi la firma del contratto con il Ministero della Difesa italiano e con l’Agenzia della Difesa francese (DGA) per la realizzazione del satellite di telecomunicazioni militari SICRAL 2 e del relativo segmento di terra. Il valore complessivo del contratto è di circa 295 milioni di Euro, di cui 193 milioni assegnati a Thales Alenia Space e 102 milioni a Telespazio. Il contratto entrerà in vigore agli ini
zi del mese di giugno, a seguito della firma di un Accordo Quadro di Finanziamento con la banca selezionata.
SICRAL 2 è un programma frutto della cooperazione tra Italia e Francia e comprende un satellite geostazionario operante nelle bande UHF ed SHF, in grado di potenziare le capacità di comunicazioni satellitari militari già offerte dai satelliti SICRAL 1 e SICRAL 1B e dal sistema francese Syracuse.
Il programma SICRAL 2, in particolare, supporterà le comunicazioni satellitari delle Forze Armate dei due Paesi, anticipandone tutte le esigenze di crescita e di sviluppo previste per i prossimi anni. Il nuovo satellite assicurerà, come i suoi predecessori, comunicazioni strategiche e tattiche sul territorio nazionale e nelle operazioni fuori area, con tutte le piattaforme militari, terrestri, navali e aree, come una unica rete integrata.
Inoltre, il satellite avrà funzione di back-up addizionale dell’attuale capacità in banda SHF del sistema francese Syracuse 3 e di quella di SICRAL 1B destinata alle comunicazioni della NATO. Il sistema sarà quindi progettato e sviluppato per garantire una perfetta integrazione con le attuali infrastrutture nazionali e quelle dei Paesi alleati.
Per la realizzazione del programma SICRAL 2, le due società che compongono la Space Alliance tra Finmeccanica e Thales, Thales Alenia Space e Telespazio, hanno dato vita a un Raggruppamento Temporaneo di Imprese (RTI), guidato da Thales Alenia Space Italia.
In particolare, Thales Alenia Space Italia avrà la responsabilità dell’intero sistema di telecomunicazione, del segmento spaziale - inclusa la progettazione e l’integrazione del satellite -, la progettazione, produzione e integrazione del payload per la missione Italiana operante in UHF e SHF, nonché la definizione dell’architettura del segmento di terra. Thales Alenia Space Francia progetterà e svilupperà la piattaforma ed i relativi sottosistemi, il payload SHF per la missione francese e il Mission Control Center realizzato in Francia.
Basato su di una piattaforma Spacebus 4000 di Thales Alenia Space, SICRAL2 sarà posizionato in un’orbita geostazionaria a 37 gradi longitudine Est per una previsione di vita di circa 15 anni. Il satellite sarà lanciato nel 2013.
La generazione dei satelliti per telecomunicazioni militari SICRAL - 1 e1B - sono stati realizzati interamente da Thales Alenia Space Italia e Telespazio, curandone la progettazione, realizzazione, i servizi di lancio e messa in orbita. Thales Alenia Space Francia ha realizzato e messo in orbita il satellite militare Syracuse III.
«SICRAL 2 - ha detto Luigi Pasquali, Presidente e Amministratore Delegato di Thales Alenia Space Italia - è un satellite ad altissimo contenuto tecnologico e allo stato dell’arte, tra i più avanzati a livello europeo, frutto di un grande lavoro di eccellenza industriale messa a segno in questi anni da Thales Alenia Space. La missione italo-francese di SICRAL 2 ben si addice alla configurazione industriale della Space Alliance, composta da Thales Alenia Space e Telespazio, che ha magistralmente unificato le complementari capacità ed esperienze dei due partners francesi e italiani".
«In continuità con SICRAL 1B Telespazio consolida il ruolo di operatore satellitare nel campo della Difesa potendo usufruire anche con SICRAL 2 di una parte della capacità satellitare ottenuta partecipando al finanziamento del programma», ha detto Giuseppe Veredice, Amministratore Delegato di Telespazio.
«Per il Vega siamo nella fase conclusiva e a fine maggio cominceranno nella base di lancio di Kourou i test su rampa con un simulacro del vettore per verificare le interfacce elettriche e meccaniche». Lo ha detto a Dedalonews l’Amministratore Delegato di ELV, Francesco De Pasquale.
A marzo l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) aveva avviato la "Qualification Review" di tutto il Vega ed ELV conta di essere pronta per la fine dell’anno per il lancio inagurale del piccolo vettore europeo realizzato con il contributo preponderante dell’Italia.
European Launch Vehicle (ELV) è la società di gestione del vettore Vega, costituita per il 70% da Avio e per il 30% dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).
Per il suo contributo fondamentale alla scoperta di una nuova classe di sorgenti X, i Supergiant fast X-Ray Transients", l’Accademia Russa delle Scienze e il Comitato internazionale per la ricerca spaziale (COSPAR) hanno deciso di assegnare all’italiano Vito Sguera (ricercatore dell’INAF), la Ze
ldovich Medal, un premio internazionale istituito in memoria del fisico sovietico Yakov Borisovich Zeldovich, scomparso nel 1987, e conferito ogni due anni a ricercatori under-35 che si siano distinti nel loro campo di ricerca. Sguera è il primo italiano ad aggiudicarsi il premio. La cerimonia di premiazione si terrà a Brema (Germania) il prossimo 19 luglio, durante l’assemblea internazionale del COSPAR.
I "Supergiant fast X-Ray Transients" (SFXT), come sono stati battezzati, sono picchi in raggi X così repentini che le loro sorgenti sono sfuggite agli astronomi per anni. Sguera, ricercatore all’INAF-IASF Bologna, spulciando uno a uno i fotogrammi ripresi dallo strumento IBIS a bordo del satellite dell’ESA Integral, alla fine è riuscito ad identficarle in sistemi binari della nostra galassia che, a differenza dei loro parenti più comuni, non emettono raggi X in modo persistente, ma solo ogni tanto, e per tempi brevissimi.
Sguera, 35 anni, originario di Barletta, si trovava in Inghilterra per il PhD, a Southampton, quando ha avuto l’intuizione che gli ha permesso d’identificare gli SFXT. «Nel campo delle alte energie, di solito i dati si integrano», spiega Sguera, «perché più il tempo di osservazione è lungo e più segnale si riesce ad accumulare. Io ho seguito il percorso opposto: invece di sommare le osservazioni, le ho spezzettate in intervalli via via sempre più piccoli. È così che sono riuscito a isolare il comportamento anomalo di queste sorgenti. Un po’ come avviene in fotografia: i tempi d’esposizione lunghi sono perfetti per ritrarre un gufo nella notte, immobile sul ramo d’un albero. Ma se vuoi immortalare l’istante in cui aggredisce la preda, devi passare a tempi molto più brevi».
Foto: immagine artistica di un SFXT, crd. ESA
Robot umanoidi si affacciano in questi giorni per la prima volta prepotentemente alla ribalta del mondo spaziale con due notizie che li vedono protagonisti sia delle attività dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) che della NASA statunitense. Sul fonte europeo, giovedì scorso Thales Alenia Space Continua…
L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha aperto un "Announcement of Opportunity" per studi scientifici nell’area delle ricerche avanzate per il GNSS Evolution Programme. Con questa richiesta l’Agenzia intende promuovere l’utilizzo dei sistemi Egnos e Galileo e raccogliere commenti e suggerimenti dagli scienziati in vista dello sviluppo dei satelliti di navigazione di prossima generazione.
Le proposte dovranno essere attinenti a ricerche basate su segnali GNSS, incluse ad esempio scienze della Terra, geodesia, remote sensing, fisica fondamentale, GNSS e relatività.
Ulteriori informazioni qui.
La Campania ospiterà il primo centro nazionale e tra i pochi in Europa per la progettazione di componenti in titanio per il settore aeronautico. Lo ha reso noto l’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), a margine di un accordo tra Boeing e consorzio Calef, nel quale l’ENEA ha una quota di maggioranza
Per la realizzazione delle sezioni in titanio saranno utilizzate tecnologie d’avanguardia come il Laser Beam Welding e il Friction Stir Welding. Nella prima fase del programma Calef potrebbe avvalersi di Alenia, uno dei soci del consorzio, presente e già attivi in Campania nel settore aeronautico e che già ha sperimentato in passato queste tecnologie negli studi fatti a Torino per la realizzazione delle sezioni di fusoliera degli A380.
Calef. Il "Consorzio per la ricerca e lo sviluppo delle applicazioni industriali del Laser E del fascio elettronico e dell’ingegneria di processo, materiali, metodi e tecnologie di produzione", nasce alla fine del 1998 con l’obiettivo, in particolare, di svolgere e promuovere la ricerca, lo sviluppo e l’applicazione delle tecniche di trattamento dei materiali (taglio, saldatura, trattamenti superficiali) con laser e fascio elettronico, e per trasferire il know-how sviluppato all’industria italiana ed alle piccole e medie imprese.
La Boeing Operations International Inc., società controllata al 100% dalla Boeing Company e attraverso la quale opera nei paesi europei, è recentemente entrata a far parte del Consorzio CALEF la settimana scorsa.
Diventa l’ultima missione shuttle quella dell’Endeavour, che dal 29 luglio è stata posposta almeno a fine novembre, per consentire all’Agenzia Spaziale Europea (ESA) di sostituire il magnete del rilevatore di particelle AMS. In modo del tutto imprevisto, l’astronauta italiano del corpo astronauti dell’ESA, col. Roberto Vittori, diventa così parte della storia, Continua…
È stato lanciato con successo venerdì scorso ora italiana il dimostratore di shuttle unmanned di nuova generazione X-37B, realizzato da Boeing Phantom Works per conto dell’Air Force Rapid Capabilities Office con un contributo della NASA. Il lancio è avvenuto con un vettore Atlas V dalla base di Cape Kennedy, in Florida. Continua…
Sviluppo di un vettore completamente nuovo e di tecnologie che rappresentino un salto di qualità nei sistemi e propulsori spaziali, prima missione umana nello spazio profondo ed esplorazione di un asteroide nella metà del prossimo decennio con, a seguire, prima missione umana in orbita marziana Continua…
Per la prima volta, grazie allo strumento italiano VIRTIS realizzato da Selex Galileo, scienziati hanno rilevato chiari segni di colate di lava geologicamente recenti sulla superficie di Venere, generate da vulcani attivi fino ad alcune centinaia di migliaia di anni fa. Continua…
È stato lanciato oggi con un vettore Dnepr partito dal cosmodromo kazako di Baikonur il satellite ambientale europeo CryoSat-2, destinato a studiare per almeno tre anni da un orbita quasi polare (88°) i ghiacci terrestri, Continua…
Potrebbero essere i raggi cosmici a causare i problemi all’acceleratore che hanno portato al richiamo di milioni di Toyota? Per quanto sembri inverosimile è una delle ipotesi prese in considerazione degli esperti statunitensi che hanno per questo motivo affidato all’Agenzia Aerospaziale statunitense (NASA) il compito di investigare su possibili interazioni tra le elusive particelle e i delicati chip e relativi software che sovrintendono molte delle funzioni "drive by wire" delle supertecnologiche vetture nipponiche.
«Normalmente ci occupiamo di aerospazio - ha detto a "Space.com" il portavoce del centro ricerche Langley della NASA, Keith Henry - ma nel settore dei sistemi elettrici ed elettronici abbiamo esperienza, visto che ricerche del genere le abbiamo fatte sia nel settore aeronautico che spaziale, dai sistemi degli shuttle a quelli della stazione spaziale internazionale».
Un’altra inchiesta, disposta da Dipartimento dei trasporti statunitense, riguarderà tutte le case automobilistiche che utilizzano controlli elettronici. La Toyota è però considerata all’avanguardia, e il suo sistema di controllo adattivo della velocità, che le permette di mantenere una velocità predeterminata rallentando automaticamente in presenza di veicoli più lenti e tornando ad accelerare una volta superati, è sicuramente più avanzato - e forse più delicato - di altri.
Lo shuttle Discovery ha attraccato questa mattina alla stazione spaziale internazionale (ISS) per la prima volta in modalità "radar failure", cioè con una manovra effettuata a mano dal comandante Alan Pointdexter, senza l’ausilio del radar posizionato nella zona di poppa del vano cargo.
A bordo dello shuttle il modulo cargo (MPLM, Multi-Purpose Logistics Module) italiano "Leonardo", uno dei tre realizzati a Torino da Thales Alenia Space Italia. Leonardo, alla sua settima missione, tornerà a terra con un carico record al rientro, di oltre cinque tonnellate. Leonardo sarà poi riconfigurato per evolvere in PMM (Pressurized Multi-purpose Module) e diventare, grazie ad un accordo ASI-NASA del 26 febbraio scorso, parte integrante della stazione spaziale internazionale con l’ultima missione shuttle, in programma a fine 2010.
Il modulo Leonardo durante il quarto giorno di missione sarà rimosso dalla cargo-bay dello shuttle, mediante il braccio robotico comandato a distanza dall’equipaggio, che per la prima volta potrà vedere le operazioni attraverso il nuovo modulo Cupola, prodotto sempre da Thales Alenia Space a Torino e lanciato lo scorso febbraio con il Nodo 3, anche questo realizzato nei laboratori torinesi dell’azienda. Leonardo sarà quindi connesso alla Stazione, consentendo agli astronauti di trasferire il suo carico di circa 8 tonnellate tra importanti esperimenti scientifici, rifornimenti e materiali necessari per la vita dell’equipaggio, in particolare i nuovi "sleeping quarter" personali per gli astronauti che consentiranno loro di riposare in condizioni migliori, rimanendo isolati dal resto dell’equipaggio. A fine missione Leonardo sarà nuovamente installato a bordo dello shuttle per far ritorno a Terra.
Tutte le missioni MPLM sono supportate durante la fase di preparazione e di operazione in orbita dai tecnici di ALTEC, la società, controllata da TAS-I e partecipata dall’Agenzia Spaziale Italiana, che opera nella Sala Supporto Missione in Torino. Il Supporto alle Operazioni da ALTEC avverrà su 3 turni che garantiranno la copertura 24 ore su 24 per tutta la durata della missione STS-131.
Quella dello shuttle Discovery, partito il 29 marzo scorso da Cape Kennedy, è la 131ma missione shuttle, la 33esima diretta verso la ISS e la quartultima del programma. Sono previste tre passeggiate extraveicolari (EVA), durante le quali saranno svolte operazioni di manutenzione all’esterno della stazione.
È stato firmato un accordo tra Agenzia Spaziale Europea (ESA) e Spagna per la ricollocazione a Valencia del laboratorio High Power Radio Frequency, attualmente ospitato nello stabilimento olandese ESTEC. Nel ha dato ieri notizia la stessa Agenzia, precisando che il laboratorio sarà ospitato nel Valencia Space Consortium (VSC) un’organizzazione no-profit costituita da due università cittadine, il governo regionale e la municipalità locale. ESA e VSC contribuiranno al mantenimento con identico stanziamento di risorse.
Le radiofrequenze sono vitali in ambito spaziale per le comunicazioni e il trasferimento dei dati da veicoli robotizzati in attività nel sistema solare e da astronavi e stazione spaziale. Sono anche indispensabili per i servizi globali di telecomunicazioni e navigazione e sono utilizzate per attività scientifiche (rilevamento radar e radio sounding) per l’osservazione della Terra.
La NASA ha assegnato contratti da 50 milioni di dollari a cinque società private per lo sviluppo di innovativi sistemi di propulsione spaziale, quali la propulsione elettrica e propellenti chimici non tossici. Obiettivo dell’Agenzia è individuare tecnologie che permettano di esplorare lo spazio «il più in là possibile», con propulsori più performanti, costi ridotti, maggiore affidabilità e sicurezza di funzionamento.
Le società che si sono viste assegnare il contratto sono la Aerojet, la ATK Mission Systems, la Northrop Grumman Aerospace Corporation, la Orbital Technologies Corporation e la Pratt & Whitney Rocketdyne.
L’iniziativa della NASA si pone nel sentiero tracciato dall’amministrazione Obama, che vuole che la NASA si impegni in modo più consistente negli avanzamenti tecnologici. Sempre in questa ottica l’Agenzia aerospaziale statunitense ha assegnato cinque contratti, per un valore complessivo di 125 milioni di dollari, a società che si occupano di aviazione, per incentivare la ricerca - tra l’altro - su propulsori aeronautici a basso impatto acustico, carburanti alternativi, motori ibridi.
La NASA ha approvato l’integrazione, sulla missione Shuttle STS-134, del programma di esperimenti definito congiuntamente dall’ASI e Aeronautica Militare, che rappresenterà il contributo scientifico e tecnologico italiano al volo. Ne dà notizia l’ASI in un comunicato. La missione STS-134 porterà di nuovo sulla stazione spaziale internazionale (ISS) alla fine di luglio il colonnello Roberto Vittori, astronauta del Corpo astronauti dell’ESA (European Space Agency).
Il programma sperimentale che centri di ricerca scientifica e tecnologica italiani potranno svolgere a bordo della missione STS-134 è stato selezionato attraverso il Bando di ricerca sul volo umano spaziale, emesso dall’ASI nel giugno dello scorso anno. Il programma approvato dalla NASA comprende sei esperimenti e si avvale dell’accesso diretto alle risorse della ISS di cui il nostro Paese gode, grazie alla cooperazione bilaterale tra NASA e ASI, nell’ambito dell’accordo per la fornitura dei moduli italiani Leonardo, Raffaello e Donatello. La missione è inoltre caratterizzata dalla stretta collaborazione nelle attività spaziali istituita tra l’ASI e l’Aeronautica Militare, di cui Vittori è colonnello, nell’ambito dell’Accordo Esecutivo per la Collaborazione nell’Attività di Volo Umano Spaziale sottoscritto nel 2008.
Il Colonnello Roberto Vittori era stato assegnato all’equipaggio della missione Shuttle STS-134 ad agosto del 2009 nell’ambito delle opportunità di volo che la NASA ha concesso all’ASI e della cooperazione tra ASI e ESA per l’impiego degli astronauti del Corpo Europeo, cui lo stesso Vittori appartiene.
Tra gli esperimenti che raggiungeranno la stazione spaziale durante la missione di Vittori il più significativo è il rilevatore di particelle AMS (Anti Matter Spectrometer), il più pesante del genere mai portato in orbita (otto tonnellate), nato da una collaborazione internazionale guidata dal nobel Samuel Ting tra 16 Paesi, tra cui la Cina, e per il quale l’Italia ha realizzato i rilevatori.
Il Flight Readiness Review ha dato venerdì scorso il via libera al lancio dello shuttle Discovery il 5 aprile prossimo. Quella del Discovery è la quartultima missione shuttle. Il 14 maggio dovrebbe partire Atlantis e il 29 luglio Endeavour. L’ultima missione shutlle in programma è quella del Discovery fissata per ora al 16 settembre. Il lancio ha rischiato di essere rinviato per un irregolare funzionamento di una valvola.
Sia la missione in partenza che quella del 29 luglio sono significative per l’Italia: nella prima, volerà a bordo dello shuttle un modulo logistico MPLM realizzato in Italia da Thales Alenia Space Italia. A bordo dell’Endeavour partiranno invece l’astronauta italiano del corpo astronauti dell’ESA (European Space Agency) col. Roberto Vittori e il rilevatore di particelle AMS (Anti Matter Spectrometer), il più pesante del genere mai portato in orbita (otto tonnellate), nato da una collaborazione internazionale guidata dal nobel Samuel Ting tra 16 Paesi, tra cui la Cina, che sale così per la prima volta sulla stazione spaziale internazionale (ISS). Il ruolo dell’Italia nel progetto è rilevante, essendo stati realizzati nel nostro Paese i rilevatori, grazie ad una collaborazione tra Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) coordinata dal prof. Roberto Battiston.
Un innovativo dispositivo di assorbimento d’urto in Kevlar, inizialmente sviluppato per attutire l’impatto con il suolo delle capsule spaziali Orion, è stato sperimentato dalla NASA in una serie di crash test su elicotteri MD-500, per verificare la possibilità di limitare i danni agli aeromobili e ai loro occupanti in caso di atterraggi di emergenza. I test miravano a veificare l’efficienza del cosiddetto DEA (Deployable Energy Absorber, dispositivo dispiegabile di assorbimento) e sono stati effettuati presso il Langley "Landing and Impact Research Facility" di Hampton (Virginia), quello usato per simulare gli allunaggi del LEM al tempo delle storiche missioni lunari Apollo.
In due prove successive, a distanza di alcuni mesi, l’elicottero è stato fatto cadere da un’altezza di 11 metri, con velocità di impatto al suolo di 55 chilometri orari. A bordo, tre manichini dotati di sensori hanno registrato le sollecitazioni dimostrando che l’utilizzo del DEA può garantire non solo la sopravvivenza degli occupanti ma anche limitare fortemente i danni all’aeromobile. Nella prova di crash effettuata azionando il DEA, a dispetto della velocità di impatto, gli occupanti se la sarebbero cavata con ferite lievi e l’elicottero con danni molto contenuti e riparabili. Lo stesso crash senza il dispositivo ha portato alla distruzione dell’elicottero e alla "morte" dei manichini.
Il DEA è costituito da una struttura rigida a nido d’ape in Kevlar, che può essere ripiegata e resa piatta, per essere disposta sotto il ventre dell’elicottero. Una volta dispiegato assume la forma di una fisarmonica: la sua capacità di dissipare l’energia cinetica è data proprio dal suo ripiegarsi come lo strumento in caso di crash.
foto: fonte NASA
L’Australia ha lanciato oggi con successo dalla base di Woomera un razzo nell’ambito di ricerche congiunte con gli Stati Uniti per investigare le c
ondizioni di volo ipersonico e sperimentare le relative tecnologie. Il programma, denominato Hypersonic International Flight Research Experimentation (HiFiRE), prevede 10 lanci, dei quali l’odierno è il secondo. Nel corso del test il razzo ha raggiunto Mach 5,5.
Anche in Italia si sta studiando il volo transonico e ipersonico presso il CIRA (Centro Italiano Ricerche Aerospaziali), che ha realizzato allo scopo due dimostratori USV (Unmanned Space Vehicle), Castore e Polluce, il secondo dei quali in procinto di essere lanciato al largo della Sardegna con un pallone che lo porterà fino a 24 chilometri di quota.
Si sta però studiando la possibilità di effettuare ulteriori lanci proprio in cooperazione con l’Australia: in questo caso il dimostratore sarà più piccolo, sarà lanciato con un razzo australiano ed eventualmente dotato anche di un motore scramjet (Supersonic Ramjet), per un volo prolungato a velocità ipersonica (oltre Mach 5).
Il volo ipersonico sta catturando sempre maggiore interesse per le ricadute che potrà avere nel settore spaziale (primi stadi recuperabili di vettori a basso costo) ed aeronautico civile e militare, per la possibilità di realizzare velivoli capaci di raggiungere in due ore qualsiasi parte del mondo.
immagine crd. Australia Defense Science and Technology Organisation
Sarà lanciato con un Atlas V da Cape Kennedy il 19 aprile prossimo l’X-37B, innovativo dimostratore di velivolo spaziale riutilizzabile messo a punto dall’
Aeronautica Militare statunitense. Lungo circa 10 metri e largo cinque, con una massa di circa cinque tonnellate, l’X-37B, noto anche come OTV (Orbital Test Vehicle) è basato su un progetto originale NASA (X-37) di futura navetta pilotata sviluppato da Boeing. Abbandonato dall’Agenzia aerospaziale, il progetto fu passato alla DARPA (Defense Advanced Research Project) e ripensato come piattaforma spaziale per la Difesa americana.
Nella versione sviluppata dalla NASA il veicolo era dotato di un piccolo vano cargo destinato ad ospitare esperimenti o payload da rilasciare in orbita, vano che dovrebbe essere presente anche nell’X-37B.
La durata della missione non è stata comunicata, ma il veicolo dovrebbe poter rimanere in orbita fino a 270 giorni. Due le basi di atterraggio: Vandenberg ed Edwards, entrambe in California ed entrambe militari.
S
arà effettuato entro fine marzo, se tutto procederà secondo i piani, il test inaugurale dell’X-51 WaveRider, nuovo velivolo ipersonico dell’Aeronautica Militare americana, progettato per dimostrare tecnologie realistiche che potranno portare allo sviluppo di aerei di linea a militari ipersonici e di vettori SSTO (Single Stage To Orbit), molto più economici degli attuali mezzi di trasporto spaziale.
Il piano di volo prevede che l’X-51 sia sganciato in quota da un B-52 sull’Oceano Pacifico. Dopo una caduta libera di quattro secondi, sarà acceso un motore a razzo che spingerà il velivolo fino a 5.800 chilometri orari, appena al di sotto di Mach 5 (6.100 chilometri orari) considerato il punto di passaggio al volo ipersonico. A questo punto entrerà in funzione lo scramjet (Supersonic Combustion Ramjet) realizzato dalla californiana Pratt & Whitney, che spingerà l’X-51 a Mach 6 (oltre 7.400 chilometri orari).
Rispetto al suo predecessore, l’X-43, che volò due volte nel 2004 raggiungendo Mach 10, l’X-51 WaveRider raggiungerà velocità inferiori, ma con un’accensione 30 volte più lunga (cinque minuti, contro i 10 secondi dell’X-43) che gli farà percorrere circa 900 chilometri. A differenza dell’X-43 che bruciava idrogeno liquido, per l’X-51 sarà usato come propellente il JP-7 (lo stesso carburante impiegato sul ricognitore strategico statunitense SR-71 Blackbird), ma il suo motore potrebbe essere adattato a bruciare anche altri tipi di idrocarburi. Un’altra modifica rispetto all’X-43 consiste nell’introduzione sull’X-51 di un sistema di raffreddamento attivo a liquido dello scramjet (assente nel precedente dimostratore), sistema che permetterà di allungare la durata del motore.
Immagine crd. Pratt&Whitney
Esplorazione umana e robotica sono complementari ed entrambi indispensabili: a dirlo è stato nei giorni scorsi Charles Elachi, il responsabile del più importante centro mondiale di missioni spaziali automatizzate, lo statunitense JPL della NASA. Ad Elachi, presente a Roma per una conferenza su "Recent developments in space and earth science and exploration" Continua…
I problemi tecnici al secondo stadio del lanciatore Dnepr che avevano ritardato il lancio della missione ESA Cryosat-2 sono stati ora risolti e la nuova data di lancio è fissata per il giorno 8 Aprile. Lo ha annunciato oggi l’Agenzia Spaziale Europa (ESA).
Il procedimento per la gara di appalto che porterà all’individuazione del fornitore dei satelliti Meteosat di terza generazione ha fatto un ulteriore passo avanti con la richiesta di entrare nella fase formale dei negoziati fatta dall’Agenzia Spaziale Europea a Thales Alenia Space (TAS). Ne dà oggi notizia l’ESA, precisando che i negoziati seguono una «rigorosa valutazione delle proposte» da parte del Tender Evaluation Board (TEB).
Alla richiesta di offerte presentata nel luglio scorso hanno risposto due consorzi, uno guidato da Astrium e uno da Thales Alenia Space Cannes. Entrambe le offerte erano state giudicate «buone» tecnicamente e al di sotto del tetto economico previsto. Tuttavia, per il prezzo inferiore, il TEB ha raccomandato di negoziare con Thales.
GMES (Global Monitoring for Environment and Security) è un programma costituito da infrastrutture di terra e spaziali. Le infrastrutture spaziali sono in realtà una famiglia di satelliti e payolad di cinque tipi diversi:
Sentinel 1, che dovranno sostituire gli attuali ERS ed Envisat; si tratta di satelliti radar in orbita polare. Lancio del primo satellite in programma a fine 2011.
Sentinel 2, satelliti ottici progettati per l’osservazione iperspettrale ad alta risoluzione; anche questi opereranno da orbita polare. Monitoreranno terreno, vegetazione e acqua e forniranno informazioni ai servizi di emergenza. Lancio del primo satellite in programma a fine 2012
Sentinel 3, satelliti oceanografici multistrumentati. Lancio del primo satellite nel 2013.
Sentinel 4 è un payload che sarà imbarcato sui futuri satelliti METEOSAT di terza generazione (MTG) destinati a monitorare le componenti atmosferiche da orbita geostazionaria. Primo lancio previsto nel 2017.
Sentinel 5, payload che sarà imbarcato su un satellite post-EUMETSAT a bassa orbita polare per il monitoraggio della composizione chimica dell’atmosfera. Lancio previsto nel 2019.
I satelliti finora pianificati da ESA sono in tutto sei, due per ogni tipo 1, 2 e 3. Come detto, Sentinel 1A e 1B garantiranno la continuità della disponibilità operativa dei dati radar in banda C, a oggi forniti dalle missioni ESA Envisat ed ERS, incrementando le prestazioni in termini di tempi di rivisitazione, gestione operativa dei dati e disponibilità di prodotti per gli utenti finali.
L’Italia ha un ruolo primario nel programma GMES grazie anche all’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) che, nel corso dell’ultima ministeriale dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), ha sottoscritto un impegno di circa 300 meuro del nostro paese nel campo dell’osservazione della Terra, pari a circa il 20% del programma GMES, forte anche dell’eccellente risultato del programma COSMO-SkyMed.
Thales Alenia Space, in qualità di primo contraente, è responsabile della progettazione, sviluppo, integrazione e test dei satelliti Sentinel 1 e Sentinel 3. Sentinel 1A e 3A sono attualmente in costruzione, il primo nei siti di Roma e L’Aquila ed il secondo in quello di Cannes; il loro lancio è pianificato entro il 2012.
Entrando più in dettaglio, i satelliti Sentinel 1A e 1B acquisiranno immagini della Terra in "strisce" dai 20 ai 250 chilometri di ampiezza, con una risoluzione fra i 5 e i 25 metri. Saranno equipaggiati con un radar ad apertura sintetica in banda C (SAR), per fornire agli utenti immagini continue, giorno e notte, in tutte le condizioni meteorologiche. I principali obiettivi della missione Sentinel 1 sono: mappatura delle aree urbane e degli impatti ambientali, monitoraggio dei rischi da movimenti della superficie terrestre, sorveglianza dell’ambiente marino, sicurezza marittima, monitoraggio dei ghiacci marini, monitoraggio delle foreste e dei cambiamenti climatici. Le tecnologie fondamentali per l’antenna del radar ad apertura sintetica in banda C, oltre ai sottosistemi avanzati di gestione e trasmissione dati, sono attualmente in fase di sviluppo da parte di Thales Alenia Space.
I satelliti Sentinel 3A e 3B saranno dedicati all’oceanografia e al monitoraggio della vegetazione terrestre e trasporteranno due payolad ottici (uno per il monitoraggio del colore degli oceani e uno per la misurazione della temperatura della superficie marina), oltre ad un altimetro oceanografico ad alta precisione. Rileveranno, con accuratezza e affidabilità uniche, parametri quali: topografia della superficie marina, temperatura della superficie marina e terrestre, colore degli oceani e delle terre emerse. La famiglia di Sentinel 3 fornirà dati cruciali in settori quali i cambiamenti climatici, lo sviluppo sostenibile, le politiche ambientali, la protezione civile europea, l’aiuto allo sviluppo e l’aiuto umanitario
L’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) sta studiando la possibilità di emettere, nelle prossime settimane, un bando per finanziare l’inizio delle attività per la partecipazione di team italiani alla gara Google Lunar X Prize, finalizzata ad una piccola missione lunare.
«Vogliamo aiutare i team italiani nei limiti consentiti da questa competizione, che vede un tetto massimo del 10% dei contributi pubblici alla realizzazione della missione», ha detto a Dedalonews il presidente dell’ASI Enrico Saggese, a margine della cerimonia per l’avvio della produzione dei satelliti Sentinel svoltasi ieri a Roma nella sede dell’Agenzia Spaziale Italiana. «Al momento - ha detto Saggese - c’è un solo gruppo, il "Team Italia" (guidato dalla professoressa Amalia Finzi, del Politecnico di Milano, NdR), ma siamo aperti a chiunque voglia partecipare. Certo vogliamo che siano cose serie, di assoluto livello. In altre parole, non vogliamo limitare i soldi a priori, ma vogliamo che ci siano idee e sostanza».
Il Google Lunar X PRIZE è una competizione robotica con una borsa di 30 milioni di dollari in premi, promossa dalla X PRIZE Foundation e Google Inc. lanciata nel 2007. Per aspirare al premio i competitori dovranno far atterrare sulla Luna una rover finanziata per il 90% da privati, in grado di esplorare la superficie lunare per almeno 500 metri e inviare video, immagini e dati sulla Terra. I 30 milioni di dollari complessivi della borsa sono suddivisi in un primo premio di 20 milioni, in un secondo premio di 5 milioni e in 5 milioni di premi in bonus.
Per l’Italia è attualmente iscritto alla competizione il Team Italia che, coordinato dalla Professoressa Amalia Finzi (docente di meccanica del volo spaziale e Progetto di sistemi aerospaziali), vede la partecipazione, al momento, di Politecnico di Tornio, Politecnico di Milano, Scuola di Ingegneria Aerospaziale di Roma, Università di Napoli e industrie quali Thales Alenia Space Italia e Carlo Gavazzi Space.
"Recent developments in space and earth science and exploration" è il tema di una conferenza che Charles Elachi, direttore del Centro NASA-JPL, terrà il 15 marzo a Roma (ore 15:15) presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università La Sapienza, nell’ambito delle attività didattiche del Master in "Sistemi di Trasporto Spaziale".
In quanto direttore del Jet Propulsion Laboratory della NASA (Pasadena,California), sede dei principali programmi di esplorazione interplanetaria della dell’Agenzia statunitense, Elachi è responsabile di alcune delle più affascinanti missioni spaziali realizzate nel corso degli ultimi anni (come al Cassini-Huygens per Saturno), effettuate anche con una rilevante collaborazione di ricercatori della Sapienza e di industrie italiane.
"Causes and Corrections of the Main Engine Failures Met during the Ariane Development" è il tema del primo di tre incontri di un "corso speciale" che il direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), Jean Jacques Dordain, terrà a Roma nell’ambito delle attività didattiche del Master in "Sistemi di Trasporto Spaziale" dell’Università La Sapienza. La prima lezione si terrà il 5 Marzo nell’Aula Magna di Palazzo Baleani (Corso Vittorio Emanuele II, 244) alle ore 11.00.
Il fortemente innovativo sistema di discesa e atterraggio che la NASA utilizzerà per far scendere sul suolo di Marte la rover MSL nel 2012 sarà il tema di un seminario che si terrà a Roma domani alle 16:00 (presso Facoltà di Ingegneria Aeronautica e dello Spazio, via Eudossiana 18). L’evento, organizzato dal CRAS (Centro di ricerca aerospaziale), in collaborazione con la sezione romana dell’AIDAA (Associazione Italiana di Aeronautica e Astronautica) vedrà la partecipazione di John Casani, Chief Engineer di NASA JPL per i programmi di esplorazione interplanetaria.
Il Mars Science Laboratory MSL sarà deposto su Marte con una rischiosa procedura mai tentata prima: il modulo di atterraggio, giunto a pochi metri dal suolo, si fermerà sospeso in aria come un elicottero, spinto dai retrorazzi, mentre la rover sarà calata a terra appesa ad una fune. Il modulo di atterraggio sarà poi fatto allontanare e schiantare distanza di sicurezza.
Italia e Russia realizzeranno congiuntamente il super telescopio spaziale Millimetron da 12 metri di diametro. L’annuncio è stato dato in occasione del Vertice Italo-Russo a Villa Madama. Alla presenza dei capi di governo dei due paesi, il presidente dell’Agenzia spaziale italiana (ASI) Enrico Saggese e il capo dell’Agenzia russa (ROSCOSMOS), Anatoly Nikolayevich Perminov, Continua…
Si è svolto ieri presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma il primo di due incontri organizzati dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) con la comunità scientifica impegnata nello studio dell’Universo con strumenti spaziali, allo scopo di illustrare alla dirigenza dell’ASI (presente il Consiglio di Amministrazione dell’Ente) i risultati ottenuti dalle missioni più recenti e le linee strategiche su cui intendono concentrare i loro sforzi in futuro, in particolare nei settori di astrofisica e cosmologia, robotica dl sistema solare, fisica fondamentale, geodesia e geodinamica, fisica dell’atmosfera.
«L’obiettivo di questi incontri è quello di porsi in ascolto della comunità scientifica al fine di recepire e finanziare nel prossimo PASN che avrà una visione decennale, i progetti che la stessa comunità scientifica individuerà come più rappresentativi» ha spiegato il Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Enrico Saggese ricordando che «già un terzo del budget dell’Agenzia è dedicato al finanziamento dei progetti scientifici e vogliamo dare opportunità di volo a quei programmi che la comunità scientifica ci indicherà e che saranno di primario intereresse per il Paese».
L’iniziativa proseguirà il 16 dicembre, quando si avrà tra l’altro un incontro tra comunità scientifica e piccole medie e imprese del settore spaziale, volto a favorire la collaborazione per lo sviluppo tecnologico e la realizzazione di strumenti scientifici.
Entrambi gli incontri sono ospitati a margine della mostra "Astri e Particelle", aperta dal 27 ottobre al 14 febbraio prossimo, organizzata da Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) in occasione dei 400 anni dalle prime osservazioni astronomiche di Galileo e dell’Anno Internazionale dell’Astronomia.
«Gli investimenti attuali dell’Unione Europea in campo spaziale devono salire dall’attuale miliardo ad almeno tre miliardi»: lo ha detto venerdì il presidente dell’Agenzia spaziale italiana (ASI), Enrico Saggese, a margine della conferenza che ha riunito a Praga per la prima volta Unione Europea (UE) e Agenzia Spaziale Europea (ESA) per parlare di esplorazione umana.
Se la stazione spaziale rimarrà operativa fino al 2020-2025, l’Europa dovrà investire solo in questo progetto cinque miliardi di euro (350 milioni l’anno). Di qui la necessità, secondo Saggese, di elaborare una strategia europea comune per far fronte, oltre al mantenimento della ISS, alle missioni ExoMars e Mars Sample Return (quest’ultima in collaborazione con gli Stati Uniti).
Come una bomba ad orologeria, proprio alla vigilia del lancio inaugurale di un vettore Ares, la Commissione Augustine ha dichiarato non praticabile per tempi e costi il programma di pensionamento degli shuttle e ritorno alla Luna con i nuovi lanciatori così come pensato dalla NASA (programma Constellation), proponendo invece una «partnership tra NASA e industria» e un «approccio flessibile» come «alternativa che dovrebbe verosimilmente funzionare meglio». Continua…
L’importanza della creazione di una cultura della scienza e della tecnica, l’opportunità di miscelare sempre più aeronautica e spazio, il futuro lavorativo dei giovani impegnati in questi settori, la necessità di una integrazione tra i vari attori, e cioè Università, industrie e scienziati, le difficoltà create dalla Francia al Vega: Continua…