
dal nostro inviato
«Abbiamo fatto un gran lavoro e penso che dopo questo accordo ne potrebbero seguire altri. Sono molto ottimista.» Così Alessandro Franzoni, a.d. di Superjet International (SJI), ha commentato la vendita di 30 Superjet 100 a Pearl Aircraft, nuovo lessor statunitense che si è impegnato anche per 15 opzioni. Il contratto è stato firmato oggi a Farnborough da Franzoni con l’a.d. di Pearl Jan Soderberg. Continua…
La NASA potrebbe avviare una serie di lanci per la verifica di tecnologie innovative a partire dal 2014, grazie ai cinque miliardi in cinque anni che il presidente Obama ha proposto di stanziare per ridare vigore alla ricerca in ambito spaziale. Ciascuna missione dovrebbe costare tra i 400 milioni e il miliardo di dollari, con attività focalizzate sul recupero durante il rientro atmosferico (aerocapture), stoccaggio dei propellenti nello spazio, propulsione a ioni avanzata, moduli gonfiabili sistemi di supporto vitale a ciclo chiuso e sistemi automatici di avvicinamento e docking. Le missioni dovrebbero succedersi al ritmo di una ogni 12-18 mesi.
Ad aprire la serie sarà probabilmente un innovativo propulsore a ioni che sarà installato sulla stazione spaziale internazionale (ISS) per essere utilizzato nelle manovre di reboost (ripristino dell’orbita) del complesso spaziale, oggi effettuate periodicamente dagli shuttle e in futuro dagli ATV europei.
Sono stati recuperati tutti i dati di volo della capsula SHARK, l’esperimento del CIRA commissionato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) lanciato il 26 marzo scorso dalla base svedese di Kiruna, che si conclude così con un completo successo. La capsula, della quale si erano perse le tracce per il mancato funzionamento del segnalatore di bordo, era stata ritrovata ai primi di luglio e, dopo una prima ispezione presso i centri ESRANGE e SSC (Stoccolma), la capsula è arrivata al CIRA venerdì scorso 16 luglio.
I dati recuperati riguardano:
* 16 misure di temperatura
* 10 misure di pressione
* 3 misure di accelerazione monoassiale
* 2 misure di velocità angolare (la terza manca per un difetto del
componente installato)
SHARK (Sounding Hyprsonic Atmosferic Reentring ‘Kapsule’) era stata realizzata in appena tre mesi dal CIRA, su richiesta dell’
Agenzia spaziale europea, per sperimentare innovativi sistemi di protezione termica in materiali ceramici resistenti ad altissime temperature (UHTC) per velivoli spaziali.
Essendo la prima capsula completamente autonoma rilasciata da un sistema spaziale, SHARK apre un nuovo capitolo di possibili esperimenti che possono essere condotti con tali veicoli, offrendo all’ESA la possibilità di testare nuovi sistemi di rientro per esperimenti condotti sulla stazione spaziale internazionale (i cosiddetti "Black Box"), dai costi decisamente contenuti.
Già alcuni anni fa il CIRA aveva proposto un concetto del genere sotto il titolo di "Space Mail", ipotizzando di dotare per esempio la stazione orbitale di sistemi "black box" come SHARK per il rientro a terra di esperimenti scientifici che al momento possono essere riportati a terra solo con gli shuttle o, del tutto teoricamente visto il piccolissimo payload concesso al rientro, con le russe Soyuz. SHARK era stata sganciata alla quota di 160km per poi proseguire in volo balistico fino alla quota di 720km e rientrare nell’atmosfera prima di toccare terra in territorio svedese. Scopo primario della capsula, equipaggiata con 15 termocoppie, 10 trasduttori di pressione, 3 giroscopi ed un accelerometro triassiale, è stato quello di testare in condizioni di rientro suborbitale il componente termostrutturale in UHTC, già provato tre volte nella galleria al plasma (PWT) del CIRA nell’ambito del programma PRORA-USV/SHS.
Foto: Shark (in rosso in basso) preparata per il lancio
Ieri pomeriggio il Boeing 787 ha lasciato Farnborough per ritornare negli Stati Uniti dopo l’esposizione in mostra statica al salone aerospaziale. Continua…
ADS, l’associazione inglese per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza ha firmato un protocollo d’intesa in collaborazione con la sua omologa italiana AIAD. L’accordo - spiega ADS in una nota - prevede una maggiore collaborazione tra i membri delle due organizzazioni e una maggiore collaborazione per quanto riguarda le iniziative comuni.