A un mese e mezzo dalla scadenza del termine, il ministro della Difesa olandese Cees van der Knaap ha firmato a Washington l’accordo per la partecipazione alla fase Production, Support and Further Development (PSFD) del programma per il Joint Strike Fighter. La firma olandese, che supera a piè pari i rilievi mossi dall’equivalente della Corte dei Conti, è un segnale importante per l’Italia, perché nei mesi scorsi i due paesi hanno raggiunto un accordo - aperto anche ad altri paesi europei - che contempla la produzione in Italia degli esemplari olandesi e il montaggio in Olanda dei motori di quelli italiani.
Per l’Italia, che con il JSF prevede di sostituire ben tre linee di velivoli tattici dell’Aeronautica Militare e della Marina (Tornado, AMX, Harrier), la firma della fase PSFD comporterebbe una spesa di 904 milioni di dollari, pari a circa 700 milioni di euro, sull’arco di 40 anni. Nei primi anni la spesa sarebbe minima, coprendo di fatto i puri costi dell’ufficio di programma. I benefici potenziali dell’adesione sono invece molto grandi, non solo perché la produzione è oggi stimata nell’ordine dei tremila esemplari almeno, non solo perché si garantisce l’interoperabilità per mezzo secolo ai livelli più alti disponibili, ma anche per le ricadute tecnologiche e la possibilità di aggregarvi attorno un polo industriale europeo di alto livello.
Proseguire con il programma JSF significa portare in Europa, come si legge in un recente intervento del sottocapo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, gen. Giuseppe Bernardis, sulla newsletter dell’Istituto di Affari Internazionali «una capacità tecnologica non altrimenti raggiungibile sia per i tempi, sia per le risorse altrimenti necessarie a sviluppare e produrre un improbabile futuro sistema autoctono. Di converso si può ragionevolmente sostenere che la creazione di un polo-sistema industriale europeo per il JSF potrà far rimanere viva e creativa quell’industria del settore che difficilmente troverebbe futuro in fantasiose evoluzioni di prodotti preesistenti che oltretutto sarebbero totalmente prive di possibilità di marketing».
Come dice il nome, il PSFD non è un ordine di velivoli ma la formula che copre i costi delle attrezzature di produzione, di supporto e degli sviluppi futuri sull’arco degli oltre 40 anni di vita del programma. Esso rappresenta piuttosto il gradino intermedio tra la fase di sviluppo e dimostrazione di sistema (System Development e Demonstration, SDD) e gli ordini veri e propri, che gli aderenti al PSFD restano comunque liberi di non fare.
L’Olanda è il primo partner internazionale della fase SDD a firmare ufficialmente il Memorandum of Understanding (MoU) per il PFSD, ma l’Australia ha già annunciato di voler firmare in dicembre. In Turchia, come riferito dalla stampa specializzata, le autorità militari avrebbero effettuato una scelta tecnica in favore del JSF, sulla quale dovrà ora esprimersi il governo. Per l’Italia e per tutti gli altri - Regno Unito, Canada, Danimarca e Norvegia - resta la scadenza di fine dicembre.
«Certamente - prosegue Bernardis nel suo intervento - tutta l’operazione esige determinazione, capacità imprenditoriale e soprattutto scelta e volontà politica, ma solo accettando le sfide e perseguendo con determinazione obiettivi ambiziosi, ma realistici si può essere confidenti che esiste un futuro per l’apertura competitiva dei mercati tecnologici, anche sulla direttrice transatlantica».