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        19 Ottobre 2007 - 9:56 am |  di: G. Di BernardoAnalisi, Spazio, Interviste  

Guidoni: nessuna leggerezza nel via libera della NASA alla missione shuttle

Il dado dunque è tratto: la NASA ha dato il via libera alla missione dello shuttle Discovery che porterà in orbita l’italiano Paolo Nespoli, considerando non critico l’inatteso deterioriamento riscontrato su tre dei 44 pannelli che compongono i bordi di attacco alare del traghetto spaziale. La decisione è stata presa senza che si levassero ufficialmente voci contrarie, eccetto quella del capo degli ingegneri della NASA, che ha messo per scritto le sue preoccupazioni e quella di una commissione indipendente ferma su un precedente suggerimento di cambiare i pannelli in questione. In realtà alcune fonti vicine ai responsabili del programma shuttle parlano di ore di discussione e di una decisione presa a stretta maggioranza, né appare tranquillizzante la formula usata più volte per spiegare tale decisione: «per la situazione, in base ai fatti, è accettabile il rischio del lancio» (Kyle Herring, portavoce NASA del Johnson Space Center).

Si tratta evidentemente e ancora una volta, a nostro avviso, di una decisione presa su base statistica: poco prima era stato infatti reso noto che le tecniche di verifica messe a punto dopo il disastro del Columbia, esploso sui cieli del Texas proprio per un danno sul bordo di attacco dell’ala sinistra, mostrano che le fratture riscontrate sul rivestimento dei pannelli in carbonio-carbonio non si sono ingrandite, nonostante la ripetuta esposizione alle temperature di oltre 1.500 gradi che si raggiungono in quel punto critico durante le fasi del rientro. Fu proprio un ragionamento statistico a far sottovalutare, nel caso del Columbia, gli eventuali danni provocati dal distacco di materiale isolante dal serbatoio centrale: tale distacco, frequente nei lanci shuttle, non aveva mai causato danni gravi, e se ne dedusse che non li avrebbe provocati neanche in quell’occasione.

Inoltre, oggi come allora e come nel caso del Challenger, esploso nelle fasi di decollo, la NASA si trova a prendere decisioni “sotto pressione”, in questo caso per i problemi a catena che un rinvio del lancio del Discovery provocherebbe in tutto il calendario di assemblaggio della stazione spaziale, già in ritardo di anni sui piani originali.

Del problema sicurezza abbiamo voluto parlare con Umberto Guidoni, l’astronauta italiano del corpo astronauti dell’ESA (European Space Agency) e ora parlamentare europeo, che sullo shuttle ha volato due volte.

«Secondo le informazioni che ho, anche direttamente da Nespoli, - ci ha detto - il deterioramento riscontrato non riguarda la “tenuta” dei pannelli, ma uno scolorimento precoce della superficie esterna dei bordi di attacco alare. Questo ha dato il via ad una serie di verifiche e nulla fa pensare che la NASA abbia preso una decisione non sicura, anche perché l’Agenzia spaziale statunitense mette sempre al primo posto la sicurezza degli astronauti».

«È anche vero, ha aggiunto - che la NASA è sotto pressione perché il Nodo 2 è essenziale per proseguire con l’assemblaggio della stazione spaziale e l’aggancio dei due moduli scientifici europeo e giapponese. Se la missione fosse stata rinviata ci sarebbe stato un effetto domino negativo sul calendario dei voli. Ma sono sicuro che la decisione di procedere con il lancio non sarebbe stata presa se ci fossero stati dubbi sulla sicurezza».

Proprio a ridosso del volo di Nespoli, il presidente dell’ASI, Bignami, ha fatto capire di ritenere improbabili altri voli di astronauti italiani, per via del convulso calendario di lanci shuttle prima della messa a terra del traghetto spaziale. Che ne pensa?

Bignami è sempre stato più orientato alle missioni scientifiche e automatiche che a quelle umane. Ma, al di là dello shuttle, che ha problemi di calendario vista la fine prossima della sua vita operativa, bisogna guardare la cosa in un orizzonte più ampio. Il volo umano non finisce con lo shuttle: dopo ci saranno Orione, la Soyuz a Kourou e, forse, un veicolo europeo per il trasporto di astronauti. Sono tutte attività che dovrebbero vedere l’Italia in prima linea tra i paesi partecipanti.

Inoltre, a breve, ci sarà un nuovo concorso per astronauti dell’Agenzia spaziale europea al quale gli italiani hanno tutte le carte in regola per partecipare. Occorre quindi fare in Italia una nuova selezione, dopo quella che fu fatta sotto la presidenza De Julio e che portò all’individuazione di tre nuovi astronauti, ma alla quale non fu mai dato seguito.

Insomma, occorre mantenere alta la visibilità del nostro Paese anche in questo settore delle attività spaziali, dove peraltro abbiamo operato bene, abbiamo ottenuto riconoscimenti importanti (proprio Guidoni fu il primo europeo ad entrare nella ISS, vedi foto, NdR) e grande visibilità presso la NASA.

Ricordiamo che le due parti degli shuttle sottoposte a maggior stress termico durante le fasi del rientro sono proprio i bordi di attacco alare e il “naso”. Queste zone sono protette con pannelli in carbonio-carbonio protetti a loro volta da un rivestimento in carburo di silicio (SiC, una sostanza cristallina seconda per durezza solo al diamante) e da un ulteriore trattamento vetroso. Non è la prima volta che questi strati di rivestimento mostrano anomalie (nel 2001, ad esempio, furono riscontrati depositi di carbonato di sodio e fu aperta una indagine, vedi foto).