Una chiara ridefinizione dei ruoli nel settore spazio, la priorità dei programmi Galileo e GMES e dei lanciatori, i rapporti tra programmi nazionali e dell’Unione europea, la necessità di mantenere un principio di equo ritorno per gli investimenti, il coinvolgimento dei cittadini nelle attività spaziali attraverso l’informazione: sono i temi principali affrontati nella risoluzione finale adottata dai paesi membri al termine, ieri, della IX Conferenza interparlamentare europea sullo spazio (EISC), organizzata a Roma dal VAST (Comitato per la valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche), che dell’evento aveva la presidenza.
L’EISC, si legge nella risoluzione, approvata all’unanimità, ritiene che l’allargamento dell’Unione europea (UE) e dell’Agenzia spaziale europea (ESA) richiedono «una chiara definizione dei ruoli e delle responsabilità a livello di Unione europea, ESA e nazionale. In particolare è cruciale che l’Unione europea adotti regole procedurali e strumenti finanziari per le attività relative allo spazio». Il finanziamento adeguato del programma GMES «è cruciale in vista dell’implementazione della politica spaziale europea» (punto 6).
Le iniziative in campo spaziale devono produrre «tangibili benefici, nel medio termine, a cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni» in termini di servizi, nuovi processi produttivi e prestazioni di funzioni amministrative, contribuendo alla «indipendenza, sicurezza e competitività europea nel mondo, in accordo con la strategia di Lisbona» (punto 7).
«L’EISC ritiene che tutte le decisioni sui finanziamenti pubblici a iniziative relative allo spazio richiedano sempre maggiore supporto da parte dei cittadini europei. Per questo i processi decisionali devono sempre più coinvolgere l’opinione pubblica che ha bisogno di essere informata in modo migliore» (punto 10).
Galileo e GMES«sono priorità della politica spaziale europea e il loro compimento è fondamentale per il futuro dell’Europa nello spazio» (punto 12). I programmi congiunti ESA-UE devono «avvalersi al massimo delle capacità a livello europeo e nazionale, in modo complementare. I programmi nazionali potrebbero essere considerati come contributi economici e tecnologici alle iniziative UE-ESA, in particolare ai programmi satellitari, con dati e servizi appartenenti agli Stati membri e resi disponibili attraverso il GMES» (punto 14). Quest’ultimo, considerato un sistema di sistemi operativi in attuazione e sviluppo da parte di stati membri e messi in rete, «potrebbe diventare nel medio termine il punto focale della European Space Policy (ESP)» (punto 15).
L’EISC ritiene che i finanziamenti pubblici delle infrastrutture spaziali, inclusi Galileo e GMES, debbano necessariamente essere sottoposti al ruolo dell’ESA che supporta la Commissione europea come esperto tecnico nella elaborazione di iniziative dalla Commissione europea e nella gestione di attività spaziali della Commissione europea» (punto 16).
Al punto 17 la EISC «ritiene che il principio del “giusto ritorno” resti un meccanismo fondamentale per motivare gli investimenti nelle attività spaziali e per garantire la crescita della base industriale in Europa», anche enfatizzando il «ruolo cruciale delle PMI per l’innovazione e l’esplorazione di nuove opportunità industriali».
Infine, l’EISC ritiene strategico per l’Europa mantenere un accesso allo spazio «indipendente, competitivo ed efficiente, con la famiglia di lanciatori europei (Ariane, Soyuz, Vega), riconoscendo che per la redditività di questo settore è necessaria una massa critica di attività di lancio».