L’ENI punita con una multa di 117 milioni di euro, l’Esso con 66,69 mln, Q8 con 46,8 mln, Shell con 53,32 mln (più 3,14 per Shell IAV, nome assunto a fine 2004), Tamoil con 19,62 e Total con 8,86. È questo il durissimo risultato con il quale l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso l’istruttoria nei confronti di alcune società petrolifere accusate di aver raggiunto una intesa restrittiva della concorrenza nel settore dei rifornimenti di combustibili aeronautici in aeroporto. Oltre a pagare, le società petrolifere dovranno consentire l’accesso al mercato del "jet fuel" e, naturalmente, cessare i comportamenti anticompetitivi.
La delibera dell’Antitrust, adottata il 15 giugno ma annunciata solo ieri, l’accordo serviva a ripartire il mercato ed impedire l’accesso di nuovi operatori, comprese le compagnie aeree che avevano deciso di organizzarsi per stoccare ed erogare in proprio il carburante.
Secondo l’Antitrust Eni, Esso, Q8, Shell, Shell Italia Aviazione (succeduta a Shell il 1° dicembre 2004), Tamoil e Total hanno «realizzato un intenso e continuato scambio di informazioni» in parte attraverso l’attività delle società di stoccaggio e messa a bordo del carburante Hub srl, Par srl, Ram srl, Rai srl (già Raf srl), Disma spa e Seram spa, partecipate dalle grandi società. Inoltre, scrive l’Antitrust, le compagnie petrolifere hanno coordinato le «strategie di gara per l’aggiudicazione dei rifornimenti e hanno adottato reciproci comportamenti punitivi a fronte di tentativi di cambiare l’assetto del mercato». A pagare sono state le compagnie aeree, che hanno dovuto pagare prezzi maggiori. L’unica parziale eccezione a questo schema di comportamento è rappresentata da Total, che si è impegnata a permettere ad Alitalia di rifornirsi in proprio almeno a Fiumicino. Questa «attenuante in sede di determinazione della sanzione» dovrà però, secondo l’Antitrust, avere «carattere di stabilità».
Tutte le compagnie dovranno comunque, entro il 30 giugno 2008, «definire iniziative in grado di eliminare la compresenza di più società petrolifere nel capitale sociale delle imprese comuni», che l’Antitrust elenca puntualmente in Eni, Esso e Kuwait per Hub e Par, le società Shell Iav, Tamoil e Total per Rai e le società Eni, Esso, Kuwait, Shell IAV e Total per Disma e Seram. In attesa del riassetto delle partecipazioni, le società dovranno comunque trovare «nuove modalità di conduzione delle imprese tali da eliminare la funzione da queste svolta di veicolo di scambio di informazioni tra le imprese madri».