«“Observo ut Terra custodiatur”, osservo nel senso latino del termine, di custodire, proteggere, osservare (la Terra), sia a scopo civile che di difesa»: così l’ammiraglio Roberto Leonardi, rappresentante della Difesa nell’Agenzia spaziale italiana (ASI) vede il sistema Cosmo SkyMed e, per estensione, il concetto di dualità sviluppato in Italia, che ha fortemente rilanciato al direttore generale dell’Agenzia spaziale europea (ESA) Jean-Jacques Dordain in occasione della tavola rotonda su “European Space Programs of the Near Future” organizzata a Roma venerdì scorso dalla Facoltà di Ingegneria dell’Università La Sapienza in occasione della chiusura del master in “Sistemi Spaziali” diretto da Marcello Onofri.
«La dualità - ha detto Leonardi a Dedalonews - è innanzitutto un asset italiano, perché siamo riusciti a realizzate il primo sistema duale al mondo, pensando al duale fin dall’inizio, con requisiti civili e militari che lavorano assieme. In questo modo abbiamo dimostrato che si può fare, e si può fare bene. Credo quindi che questo sia il modo giusto di approcciare i problemi dello spazio a scopo di difesa in Italia, ma anche in Europa, perché si mettono insieme non solo le risorse economiche, ma anche quelle intellettuali».
«Ora, la dualità si realizza non solo “piazzando” un contratto, ma attraverso una collaborazione giornaliera tra le persone, basata sull’apertura mentale, la capacità di trovare soluzione ai problemi ecc.. È una cosa impegnativa, ma i ritorni sono enormi perché si mettono assieme delle risorse che consentono di realizzare qualcosa di unico al mondo».
Perché unico al mondo? Cosa rende Cosmo differente dagli altri sistemi duali?Perché il sistema è stato concepito a priori come duale: è un sistema a vocazione duale, perché ci sono due utenti che lavorano assieme, militari e civili, che ricevono ognuno le informazioni e le gestiscono poi in due modi diversi, secondo le proprie esigenze, ma senza prevaricazioni e senza privilegi. Finora invece i sistemi duali sono nati dai militari, che hanno messo a disposizione i propri sistemi ai civili, ma dicendo “questo e quest’altro non lo puoi fare” o, viceversa, sono nati dai civili e poi usati a posteriori dai militari, senza essere quindi ottimizzati. Questa dualità vera creata in Italia è invece vincente e sta andando avanti: ad esempio, ora stiamo sviluppando il sistema di telecomunicazioni ATHENA-FIDUS a larga banda, tra civili e militari italiani e francesi.
Perché ha rilanciato con vigore a Dordain l’idea lavorare al duale in Europa?
Anzitutto perché siamo i leader in questo settore e possiamo parlare con cognizione di causa; infatti, anche se Cosmo nasce anche nell’ambito di un accordo con la Francia, le idee sulla dualità sono essenzialmente italiane. In Europa però non tutti la pensano così: ad esempio la Germania, che ha fatto due sistemi diversi per l’osservazione della terra, uno militare e uno civile. Inoltre, in Europa si stanno lanciando alcuni progetti: GMES, ma anche quello sulla sorveglianza nello spazio e altre attività. Ecco perché credo che sia il momento per l’Europa di approcciare la dualità nella sua interezza, realizzando anche sistemi solo civili o solo militari, come è logico che sia, ma puntando prevalentemente a sistemi ottimizzati duali europei ed evitando di continuare a fare il confronto tra i sistemi militari e civili europei e americani.
Per fare questo però si deve creare un’organizzazione, come abbiamo fatto noi con l’ASI, mettendo in piedi un ufficio congiunto nell’Agenzia spaziale italiana fatto di militari che lavorano assieme ai civili, perché bisogna lavorare assieme giorno dopo giorno, superando le difficoltà, e non chiusi ciascuno nel proprio orticello. Questa, che per l’Italia è una scelta strategica, avendo le leggi che ci hanno consentito di fare il duale, credo che sia una scelta molto conveniente anche per l’Europa.
In ESA hanno però il problema dello statuto che parla di realizzare applicazioni solo per scopi pacifici…
Io sono un ufficiale di marina. La nostra attività ha uno scopo pacifico: andiamo a pattugliare per prevenzione, non per cannoneggiare chi incontriamo. Quindi non è detto che i militari non possano intendesi con l’ESA. Lo spazio, nel nostro caso, serve principalmente a raccogliere informazioni, perché più conosco e meglio agisco.