Un team internazionale di astronomi, a cui partecipano ricercatori INAF, l’ istituto nazionale di astrofisica, analizzerà i dati di tre mesi e mezzo di osservazioni che saranno dedicate, nell’arco dei prossimi tre anni, con la rinnovata strumentazione del telescopio spaziale HST (Hubble Space Telescope). Le osservazioni sono destinate allo studio della formazione ed evoluzione delle galassie, per ottenere così le più dettagliate immagini dell’Universo nelle prime fasi della sua storia. Si tratta della più grande assegnazione di tempo mai dedicata ad un singolo programma di ricerca con HST.
Gli astronomi useranno Hubble come una vera e propria "macchina del tempo" per osservare stelle e galassie così lontane che la loro luce ha impiegato oltre 10 miliardi di anni a raggiungerci. E il risultato sarà una visione super-dettagliata dell’Universo come era poco tempo dopo il Big Bang dal quale ha avuto origine. Per ottenere questo risultato verrà utilizzata soprattutto la nuova camera per riprese nell’infrarosso WFC3, recentemente installata su HST nell’ultima missione di riparazione e aggiornamento condotta nel maggio scorso dagli astronauti dello Shuttle. La scelta di utilizzare WFC3, lo strumento oggi più potente a disposizione degli astronomi per osservare le epoche più remote del Cosmo, è dovuta al fatto che la luce delle galassie così lontane è spostata nella banda della radiazione infrarossa a causa dell’espansione dell’Universo.
Il progetto nasce dalla "fusione" di due proposte parallele, guidate da Sandra Faber dell’Università di Santa Cruz in California e da Harry Ferguson, dello Space Telescope Science Institute. Nel team internazionale di ricercatori partecipano anche gli astronomi dell’INAF Adriano Fontana e Andrea Grazian, dell’Osservatorio Astronomico di Roma, e Alvio Renzini dell’Osservatorio Astronomico di Padova. «Sarà come osservare il ‘giardino d’infanzia’ delle galassie. - commenta Adriano Fontana - L’Universo oggi ha 13,7 miliardi di anni: noi osserveremo le galassie che lo popolavano da quando aveva solo 500 milioni di anni fino a quando ne aveva circa 5 miliardi. Le prime galassie erano estremamente diverse da quelle di oggi: erano ‘blob’ informi, centinaia di volte più piccoli delle galassie odierne, ben diverse dalle eleganti galassie a spirale o ellittiche che vediamo intorno alla Via Lattea, ma erano attivissime nel formare stelle. Prevediamo di osservare oltre 250.000 galassie, e di ricostruire così la storia dell’Universo nei suoi primi 5 miliardi di anni. Lo scopo finale è quello di comprendere meglio i fenomeni fisici che hanno plasmato l’evoluzione delle galassie fino a far loro assumere la forma che osserviamo oggi».
«Il nostro ruolo sarà quello di collaborare all’analisi dell’enorme quantità di dati che questo progetto produrrà - aggiunge Andrea Grazian e, soprattutto, quello di coordinare ed eseguire le osservazioni complementari con i grandi telescopi da Terra, come il Very Large Telescope in Cile o il Large Binocular Telescope in Arizona. Per avere la migliore visione possibile dell’Universo primordiale, oltre le fondamentali riprese di Hubble, è infatti necessario collezionare e integrare i dati raccolti da tutti i principali osservatori del mondo».