Tra le tasse di ogni genere che gravano sul biglietto aereo, diverse sono legate alla sicurezza. Ma si tratta sempre del senso poliziesco del termine ("security") e mai della prevenzione degli incidenti ("safety"). Eppure prevenire gli incidenti di volo che preoccupano i passeggeri costa molto meno che difendersi dagli attentati. Per capirci: cani antidroga, perquisizioni di bagagli e via dicendo costano a ciascun passeggero 1,81 euro a volo. Per un anno di inchieste tecniche dell’Agenzia Nazionale Sicurezza Volo (ANSV) ne basterebbero 45 volte meno. Io pagherei volentieri.
Con l’introduzione dei controversi "body scanner" il prezzo della "security" è destinato a salire, ma a pagare saranno i passeggeri ai quali gli aeroporti lo trasferiranno aumentando la tassa VT - così si chiama il costo della "security" sul biglietto aereo. Dal 2001 l’ANSV ha visto dimezzarsi il contributo dello Stato, ma non può trasferire i tagli su nessuno. Così dai 5.164.568,89 euro del primo anno di attività effettiva si è passati ai 2.597.000 del 2010: 200.000 euro in più del tragico 2008, ma anche 1.205.316,58 in meno della media dal 1999 e 1.018.198,29 meno del suo primo bilancio.
Tutto questo, beninteso, senza tener conto dell’inflazione e del fatto che la Corte dei Conti ha confermato che in questi anni l’ANSV ha dato prova di saper spendere bene i soldi del contribuente.
L’Agenzia, tra l’altro, ha saputo dotarsi di una sede in proprietà e di moderni laboratori per la lettura dei registratori di volo, affrancando in parte l’Italia dalla necessità di rivolgersi all’estero per questa operazione vitale in qualsiasi inchiesta su incidenti o inconvenienti gravi. Senza dimenticare che solo con l’ANSV è iniziata la pubblicazione sistematica delle relazioni delle inchieste tecniche, consentendo a tutti gli interessati di conoscere in modo trasparente cosa sia successo e come gli investigatori siano giunti alle proprie conclusioni. Prima dell’ANSV in Italia questo non era mai accaduto: le inchieste ministeriali non venivano mai pubblicate mentre quelle penali venivano (e vengono) condotte con uno spirito punitivo assai diverso da quello della prevenzione di altri incidenti. Senza parlare del prestigio rapidamente conquistato grazie a indagini complesse su incidenti quali Linate (8 ottobre 2001) e Tuninter (16 agosto 2005).
I tagli, insomma, colpiscono una struttura la cui esistenza è richiesta dall’ICAO e dall’Unione Europea quale garanzia di terzietà, che funziona e che costa poco più di quattro centesimi a passeggero. Non è l’unico paradosso del sistema aeronautico italiano, dove due anni fa un ministro voleva statalizzare Assoclearance, la struttura formata da vettori e gestori aeroportuali per assegnare gli "slot" di decollo e atterraggio sugli scali più trafficati.
In quel caso l’anomalia era ancora più evidente perché l’attività di Assoclearance è finanziata interamente dai vettori, che sostengono un costo pari a circa un euro per slot. ANSV, invece, non può vendere servizi e, per tutelare la propria indipendenza, non può ricevere fondi altro che dallo Stato. È per questo che ogni taglio incide sulla sua operatività, dilazionando le inchieste e diminuendo la possibilità di raggiungere rapidamente una conclusione tecnica attraverso la quale modificare mezzi e procedure per prevenire il ripetersi di incidenti analoghi. Una funzione invisibile ma vitale ed a diretto beneficio dei cittadini-utenti.
Tutto questo per quattro centesimi a passeggero. Un costo tanto basso da rendere ininfluenti sul bilancio dello Stato quei tagli e limature che minacciano l’operatività dell’ANSV e riducono la sicurezza del volo. Un bilancio tanto piccolo da poterlo aumentare del 25% chiedendo un solo centesimo a ogni passeggero (o cittadino, visto che i viaggiatori in partenza sono all’incirca pari alla popolazione italiana).
Se proprio lo Stato non ce la facesse, si potrebbe immaginare l’intervento di ENAC ed ENAV, che da tempo chiudono in attivo al punto di poter aiutare gli aeroporti a nascere, crescere, gestire il traffico aereo, installare nuovi sistemi di security. E se nemmeno loro fossero in grado, si potrebbe pensare a una tassa di uno o due centesimi. Io la pagherei volentieri.
