di Antonio Bordoni
Nei commenti scritti il 21 dicembre 2009 , all’indomani della pubblicazione del secondo rapporto preliminare del BEA sull’incidente del volo Air France 447, facevamo la seguente considerazione: «Stante la valenza che in questo secondo Report sembra assumere il fattore meteo, troviamo che il rapporto sia del tutto carente nell’elencare ed analizzare i voli che a ridosso dell’AF447 hanno attraversato la stessa area, specificando il tipo di aereo, la quota e l’eventuale azione correttiva adottata dagli equipaggi per evitare l’area temporalesca.»
La ragione per cui avevamo ritenuto opportuno fare tale precisazione era dovuta al fatto che solitamente i rapporti investigativi aeronautici danno ampio spazio a fatti e circostanze riguardanti velivoli che si trovano ad attraversare l’area interessata all’incidente nonché a riportare eventuali loro osservazioni in merito, in quanto appare evidente che tali testimonianze possono essere di ausilio alle indagini. Ebbene tali testimonianze nei rapporti dell’ente investigativo francese BEA sono incredibilmente carenti.
Il quotidiano Der Spiegel ha riportato - nell’edizione tedesca del 24 febbraio ed in quella internazionale del 25 - delle ipotesi che sembrerebbero dare un preciso significato alla "dimenticanza" da noi notata ben due mesi prima. Il giornale tedesco si sofferma sulle istruzioni concordate prima della partenza, riferendosi - ci sembra di capire - alla preparazione del piano di volo con il quale vengono decisi i dettagli di rotta e gli aeroporti alternati.
Secondo Der Spiegel il piano di volo sarebbe stato finalizzato per lo scalo di Bordeaux, salvo poi creare un virtuale dirottamento sull’alternato di Parigi, destinazione reale del volo. In sostanza -sostiene l’articolo, confrontando il peso massimo al decollo e il carico utile - si sarebbe trattato di un "trucco" («trick», scrive lo Spiegel) per raggiungere la capitale francese «senza scendere al di sotto delle riserve minimi legali di cherosene», accorciando il volo di alcune centinaia di chilometri. Ma non sarebbe questo il punto cruciale dell’ipotesi avanzata, quanto piuttosto il fatto che a questo punto i margini per un cambiamento di rotta si sarebbero ridotti al minimo e l’aereo avrebbe attraversato l’area temporalesca, anziché aggirarla, al solo scopo di scegliere la rotta più diretta possibile ai fini del minor consumo carburante.
Nonostante lo Spiegel citi alcuni esperti e piloti, la sua ricostruzione non è assolutamente confermata. Allo stato attuale si tratta di mere supposizioni, le quali avrebbero però la particolarità di fornire un motivo sul perché i rapporti della BEA siano così avari di notizie su cosa abbiano fatto gli equipaggi di tutti quei voli che quel giorno - prima o dopo l’AF 447 - si sono trovati ad attraversare la medesima area….e sono tutti giunti alle loro rispettive destinazioni senza problema alcuno.