Un centro di ricerca aerospaziale in provincia di Varese e l’ambizione di acquisire il controllo del convertiplano BA.609. Sono queste due delle idee che hanno trasportato nel futuro la presentazione del libro "Vivere d’aria" di Gianni Spartà presso il museo e parco di Volandia. Un connubio - quello tra passato, presente e futuro del volo nella "provincia con le ali" - sottolineato da tutti gli intervenuti, a partire dal presidente della fondazione museo dell’aeronautica Marco Reguzzoni (a destra nella foto, con il ministro della Difesa Ignazio La Russa). Il libro raccoglie 22 cammei di protagonisti della storia del volo a Varese, compresi quelli giuntivi dal meridione - come gli Agusta ed i Foresio - per restarvi e creare le industrie oggi raccolte in Finmeccanica come AgustaWestland e Alenia Aermacchi.
«L’idea di Volandia è una splendida iniziativa perché il "vivere d’aria" ha consentito a questa terra di essere all’avanguardia in Lombardia ed in Italia,» ha detto il ministro La Russa nel suo intervento di chiusura dei lavori giungendo direttamente da La Spezia dove aveva assistito al brevetto degli incursori. «Ringrazio le persone che in passato ed oggi hanno dimostrato di essere i numeri uno - in Italia e nel mondo - nell’esprimere altissime capacità tecnologiche.»
Tra i successi più recenti ci sono l’M-346 e l’EH.101. Del primo l’ing. Carmelo Cosentino, a.d. di Alenia Aermacchi, anticipa che il contratto di lancio per i 15 esemplari per l’Aeronautica Militare dovrebbe essere firmato «a brevissimo. È questione di settimane.» Del secondo Giuseppe Orsi, a.d. di AgustaWestland, rivela come nel 2002 la US Navy fosse andata vicina ad un acquisto diretto, senza gara. «Poi entrò in gioco Sikorsky, ed il resto lo sapete già». Tra i successi del futuro potrebbe esserci quello che Spartà chiama «il minotauro», cioè il convertiplano BA 609 sviluppato con gli americani di Bell. «Finmeccanica concorda sulla nostra proposta che punta ad acquisire il controllo intero della macchina,» dice il presidente di AgustaWestland Amedeo Caporaletti sottolineando le difficoltà dei programmi a guida condivisa paritariamente. «Naturalmente questo comporta sforzi notevoli e abbiamo chiesto supporto alle istituzioni, in particolare ai ministeri della Difesa e dello Sviluppo Economico».
Tema ricorrente è la cultura del fare, da rivalutare e privilegiare rispetto a quella dell’apparire. Un "fare" rappresentato dagli aerei storici di Volandia, a partire dal Caproni Ca.1 che nel 1910 reinventò in senso aeronautico la brughiera di Malpensa, ma da proiettare nel futuro come lavoro e creazione di ricchezza. A questo fanno appello sia Orsi sia Claudia Mona, in rappresentanza del ricco tessuto di indotto e subfornitura del settore e di una vicenda imprenditoriale giunta alla quinta generazione.
«A questo territorio manca una cosa fondamentale: creare l’appendice di un centro di ricerca aerospaziale», ha detto Caporaletti, più volte ricordato come protagonista del salvataggio di Agusta, al cui timone approdò quando non era neppure in grado di saldare i debiti per la mensa aziendale. Un centro per il quale Agusta potrebbe mettere a disposizione il terreno a Vergiate e che potrebbe operare anche in una logica «federale» - così la definisce Caporaletti - con il CIRA di Capua. Galleria del vento subsonica, materiali "attivi" per i rotori, "face gear" ed altre tecnologie di punta per le macchine volanti del futuro. «Pensiamo al domani e al dopodomani», gli fa eco Orsi. «Quello che volerà tra 30 anni lo dobbiamo realizzare oggi».