Entro cinque anni penso che il numero degli stati membri dell’ESA e dell’Unione Europea arriverà a coincidere: lo ha detto a Dedalonews il direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea Jean-Jacques Dordain, in margine alla cerimonia di apertura della 7ma edizione del Master in sistemi di Trasporto Spaziale dell’Università "La Sapienza" di Roma.
«La sempre più stretta connessione tra Ue ed ESA è un fatto estremamente positivo, perché permette di collegare le attività spaziali dell’ESA ai cittadini dell’Unione Europea, che da queste attività possono trarre sempre maggiori benefici. Dobbiamo sviluppare sempre più servizi per i cittadini e i primi due esempi di programmi congiunti che stanno già divenendo realtà sono il sistema di navigazione satellitare Galileo e quello per il monitoraggio dell’ambiente GMES», ci ha detto Dordain. Attualmente i Paesi membri dell’ESA sono 18 e quelli dell’Unione Europea sono 27. Inoltre, ci sono due membri dell’ESA che non fanno parte dell’Ue, la Svizzera e la Norvegia.
È un gap notevole, dice Dordain, ma «è solo questione di tempo. L’anno scorso si è aggiunta all’ESA la repubblica Ceca; seguiranno Romania e Ungheria… In cinque anni confido che il numero degli stati membri di Ue ed ESA sarà più o meno lo stesso».
Riguardo i rapporti con la NASA, da sempre partner privilegiato dell’ESA, Dordain ritiene che il cambio di presidenza negli Stati Uniti non porterà mutamenti drammatici: «ci aspettiamo che la nuova amministrazione si focalizzi maggiormente sui cambiamenti climatici e sulla scienza, ma credo che la NASA manterrà anche l’attenzione all’esplorazione».
Il pensionamento degli shuttle e le conseguenze sullo sfruttamento della stazione spaziale sono un altro tema all’ordine del giorno. Se l’Europa giocherà un ruolo in questo campo, «dipende solo dalle decisioni degli stati Membri. «La lezione che abbiamo imparato dalla ISS è che non si può dipendere da un solo lanciatore e da un solo sistema di trasporto, perché se si ferma quello si ferma tutto. Quindi è meglio per tutti avere due, se non tre sistemi di trasporto indipendenti. L’Europa
ha degli strumenti fantastici, che sono l’Ariane 5 e l’ATV; Ariane 5 fu progettato anche per il lancio di navette spaziali e per trasformarlo in "man rated" basta dimostrarne l’affidabilità e dotarlo di un sistema di sicurezza per la capsula. Ci sarà un confronto a giugno prossimo su questi temi».
Con la Russia, ci ha detto ancora Dordain, prosegue la cooperazione, che porterà al lancio delle Soyuz da Kourou, e continuiamo a studiare la possibilità di realizzare con loro un sistema di trasporto spaziale, anche se una decisione sarà presa solo nel 2011».
Riguardo la rover marziana ExoMars (vedi immagine ESA) Dordain ha detto che «si farà e l’Italia ne è leader. Rimangono da definire le dimensioni. Gli stati membri dell’ESA non possono finanziare tutti gli 1,2 miliardi di euro e quindi ci sono due strade da seguire: la collaborazione internazionale con NASA e Russia o il ridimensionamento. Devo ricordare - ci ha detto Dordain - che ExoMars non è una semplice copia delle rover statunitensi, perché imbarca strumenti unici, come il trapano, capace di penetrare fino a cinque metri di profondità nel terreno per trovare tracce biologiche, una cosa mai fatta prima».
Per quanto riguarda la selezione dei nuovi astronauti europei, «sono rimasti in lizza 45 candidati e per aprile-maggio pensiamo di annunciare i nomi dei quattro selezionati. Tra i 45 in lizza ci sono parecchi italiani». I nuovi astronauti saranno veramente solo quattro o diventeranno sei, come si vocifera? «È un problema di qualità dei candidati. Se, ad esempio, ci dovessimo trovare due candidati per il quarto posto di identiche qualità, potremmo decidere di tenerli entrambi. Vedremo».